Prigionieri in-consapevoli

In un modo o in un altro, siamo tutti prigionieri in-consapevoli del sistema in cui viviamo.La nostra società è strutturata in modo verticistico, esattamente come le nostre istituzioni,i partiti politici, la religione, perfino i nostri sentimenti e le nostre emozioni sono percepite e recepite secondo una scala sociale predefinita che attribuendogli un valore,li rende più o meno importanti. A tutto ciò si aggiunge l’uso indiscriminato e l’abuso utilitaristico di tutto ciò che genera emozioni per fini personali o per gruppi costituiti con intenti vessatori e criminali. È raro il contrario anche nelle società o organizzazioni umanitarie che comunque sono delle strutture piramidali. Quindi, possiamo affermare che per definizione, la nostra società è antidemocratica. Siamo ubriachi di protagonismo e di potere, una follia che lascia ben poco alla razionalità.L’artista che si impegna per un confronto con il pubblico, facendo parte di un movimento, ha il dovere morale, visto e consideratoche ne condivide i principi, di proporli e di discuterne mettendo da parte il narcisismo e l’arroganza. Tutto ciò che si fa esclusivamente per ottenere un consenso da parte del fruitore è provincialismo,mancanza di autostima, voler a tutti i costi piacere senza tener conto delle proprie esigenze culturali, ammesso che ce ne siano. L’opera diventa così, prigioniera di preconcetti che le impediranno di esprimersi debitamente, creando solo confusione e rigetto allo stesso tempo.Uno dei principi del Manifesto Brut è la collaborazione tra gli artisti, tra i curatori, la sede d’esposizione, la gente della comunità ed il luogo che ospita la sede poiché essi fanno parte di un tutt’uno inscindibile per cui senza di essa, il dialogo e la comprensione dell’operato artistico si confonde e si auto isola generando arroganza e presunzione. Non è certamente questo il fine dell’arte e non è certamente questo ciò che dovrebbe ricercare un’artista se si vuole evitare di diventare l’esecutore fisico dell’idea ambiziosa di un singolo “pensatore” (Critico o Curatore che esso sia). Nel momento della scelta,bisogna tener conto delle responsabilità ed assumerle onde evitare i disastri della manovalanza, del suo sfruttamento o utilizzarla come giustificazione per i propri errori e fallimenti.

Il Manifesto Brut vuole evidenziare queste problematiche, discutendone con il pubblico per trovare insieme delle risposte e le ragioni per un cambiamento radicale dei valori ormai inflazionati della nostra società. Il formalismo è stato ed è uno dei fattori che conseguenzialmente ci hanno portato a deviare, da un percorso pragmatico semplice ad uno complesso e menzognero. Non a caso, i formalismi correnti ed abituali non sono altro che delle bugie di convenienza che hanno però contribuito a rendere il nostro comportam-ento goffo e innaturale nel tentativo di voler giustificare corruzione, abusi e malefatte. Comprendiamo perfettamente che scrollarsi di dosso parametri e dogmi istituzionalizzati è un compito arduo. Secoli di cattiva gestione sociale e interpretazioni antropologiche culturali basanti su attività sociali, economiche e politiche mal gestite, portano, inevitabilmente, ad interpretazioni false, involontariamente forse, da parte di

chi si prefigge il compito di voler ricercare ed interpretare le pietre miliari che hanno caratterizzato il nostro percorso a meno che, non si spazzoli via la polvere che ci copre. 

   

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